Da dove siamo partiti

L’astronomia astronomia nell’antichità


Hoskin, Michael, Storia dell’astronomia di Cambridge, cap. 2, RCS Libri SpA, Milano 2001

Quando in Grecia la società sviluppò la sua caratteristica struttura della città-stato, il ciclo annuale usato tradizionalmente per regolare la vita agricola e fondato su levate e tramonti eliaci di gruppi di stelle e su eventi come i solstizi, non fu più adeguato. Le varie città-stato svilupparono invece calendari formali fondati sul mese lunare, fatto che condusse ai problemi familiari di stabilire a quali mesi si dovessero assegnare 29 giorni e a quali 30, e quali anni dovessero ricevere un tredicesimo mese, il mese intercalare. Queste decisioni furono lasciate nelle mani di funzionari di competenza assai varia. L'astronomo ateniese Metope, vissuto nella seconda metà del V secolo, propose l'adozione di un ciclo in cui ci siamo già imbattuti a Babilonia, per cui 19 anni sono l'equivalente di 235 mesi lunari. A quanto ci risulta Metope non riuscì a convincere le autorità civili del valore di questa riforma, ma gli astronomi riuscirono a usare il «ciclo metonico» per registrare le date di eclissi e di eventi simili, in una forma che - diversamente dai caotici calendari civili - poté essere usata in seguito per determinare il numero di giorni fra due eventi del genere.

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